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Daniel Sperber

Rabbino, università “Bar Ilan”,Israele
 biografia

Appesa al muro occidentale del mio salotto nella Città Vecchia di Gerusalemme c'è una famosissima carta geografica disegnata dal teologo protestante Heinrich Bünting di Hannover (1545-1606). È una xilografia apparsa nell'Itinerarium Sacrae Scripturae, pubblicato a Magdeburgo nel 1581, e presenta simbolicamente il mondo sotto forma di un trifoglio trilobato, con l'Europa e l'Asia in alto, rispettivamente a sinistra e a destra, e l'Africa sotto al centro, e quindi, al centro della "carta", nel punto da cui le tre foglie-continente emergono (e verso cui convergono), dentro un cerchio – simbolo di unità e di perfezione – si trovano Gerusalemme e il Santo Tempio. 

 
Nel pensiero occidentale, Gerusalemme è stata considerata la città ideale, e il vocabolo ebraico corrispondente all'ultima parte del nome (Salem – Shalem), significa “completezza, perfezione”. E non è sicuramente un caso che sia racchiusa in un cerchio, piuttosto che in un quadrato, se si tiene presente che nell'Apocalisse di san Giovanni, Gerusalemme viene descritta come una città con dodici porte, su una porzione quadrata di terreno, e alcune carte più o meno contemporanee, come quelle di Adrichem, rappresentano Gerusalemme in forma rettangolare. E Bünting stesso, in un'altra carta, mostra una Gerusalemme di forma oblunga. Quindi simbolicamente Gerusalemme e il Tempio Santo costituiscono il punto focale ideale da cui lo Spirito Santo si irradia sul mondo intero. Certo, il tema del trifoglio trilobato di Bünting riprendeva anche lo stemma trilobato della città di Hannover, e la didascalia superiore [della carta] menziona proprio Hannover come l’amatissima terra natale [dell’autore]. Tuttavia, alcuni hanno suggerito che questa conformazione possa anche alludere alla Trinità. Forse l'artista-teologo aveva in mente entrambe le allusioni. Ad ogni modo, una raffigurazione storicamente e teologicamente più accurata dello sviluppo evolutivo delle tre religioni monoteistiche – a dire il vero un tema non preso in considerazione da Bünting – sarebbe probabilmente meglio rappresentata da un albero, con il tronco a rappresentare il Giudaismo biblico, da cui si dipartono due rami, il Giudaismo rabbinico e il Cristianesimo, ed un terzo ramo, l’Islam, più in alto tra i rami più sottili che continuano il tronco. Ma la carta di Bünting riflette sicuramente una precisa realtà, laddove le tre maggiori religioni monoteistiche convergono tutte su Gerusalemme. Questo punto di convergenza, il cartiglio circolare di Bünting, può essere una polveriera in attesa solo di una scintilla per conflagrare, o un'isola di armonica cooperazione. Mentre il Monte del Tempio potrebbe essere un'area di controversia tra Giudaismo ed Islam, a Gerusalemme ci sono relativamente poche "aree di pericolo" tra Cristianesimo e Giudaismo, e praticamente nessuna tra Islam e Cristianesimo.
 
La Nostra Aetate, e la produzione teologica da essa generata, ha già preparato la strada per una nuova e più profonda relazione armoniosa tra il Cattolicesimo e il Giudaismo, in un’innovativa comprensione teologica della loro consanguineità "intra-filiale". Storicamente, la frattura tra Islam e Giudaismo non è stata mai così grande dal punto di vista teologico com’era nel passato quella tra Cristianesimo e Giudaismo. Ne deriva che il movimento verso un maggior apprezzamento reciproco ed una diminuzione della tensione interreligiosa dovrebbe essere più facile per l'Islam di quanto non fosse per il Cattolicesimo, almeno a livello religioso. Ma purtroppo è intervenuta la politica, e il conflitto israelo-palestinese si è trasformato in un conflitto giudaico-islamico. Ed una tendenza radicalizzante dell'Islam, [presente] in molti paesi e comunità, ha esteso questo conflitto all’ambito della Cristianità e, sul piano politico, contro l'Occidente cristiano. Inoltre, lo stesso Islam è diviso in sette in contesa fra loro, che combattono per l’egemonia territoriale e ideologica.
 
Quindi, siamo alla confluenza di una molteplicità di elementi esplosivi, micro- (il Monte del Tempio) e macro- (il Medio Oriente) controversie territoriali, conflitti nazionali (Israele-Palestina), dissenso teologico (interno all'Islam e interreligioso), ecc. Gli elementi di disaccordo tra Giudaismo e Cristianesimo sono stati notevolmente minimizzati, mentre gli elementi di discordia tra – da una parte – Giudaismo e Cristianesimo e – dall’altra – l'Islam, sono state sproporzionatamente enfatizzate; e ciò, piuttosto ironicamente, nonostante il fatto che da un punto di vista teologico Giudaismo ed Islam siano sotto così tanti aspetti più vicini di quanto non lo siano Giudaismo e Cristianesimo.
 
Certamente, nell'Islam ci sono elementi liberali che possono condurre un dialogo civile e rispettoso con le altre religioni. Ma le loro voci vengono zittite in confronto a [quelle dei] fondamentalisti militanti.
 
Nel turbolento Medio Oriente, Israele è un'isola di relativa calma, in cui tutte le denominazioni religiose trovano debita collocazione legale e piena libertà di pratica. Ciò non significa che non ci siano ambiti di contrasto e disaccordo, ma questi possono essere – ed anzi sono – mediati in buona fede. Alcuni elementi estremisti, di ciascuna fede, cercheranno di ribaltare l'equilibrio e di creare discordie, ma normalmente si tratta di gruppi periferici e spetta alle forze di sicurezza affrontarli. Così, all'interno del mondo, estremamente complesso, volatile ed altamente tormentato, del conflitto religioso, che include il terrorismo mondiale così come la diffamazione e la delegittimazione internazionali rispondenti a una natura sommamente invidiosa, quella Gerusalemme rappresentata da Bünting dovrebbe e potrebbe essere un luogo di convergenza per un dialogo costruttivo, tra rappresentanti religiosi che si stimino reciprocamente, che siano pienamente consapevoli degli enormi pericoli delle "guerre di religione", e che cerchino un modus vivendi teologico e pratico che porti alla pace e all'armonia autenticamente desiderate da tutti gli amanti del bene. E in questo modo si compirà la profezia di Isaia, quando scrive (56, 7):
 
“li condurrò sul mio monte santo
e li colmerò di gioia nella mia casa di preghiera.
[…]
perché la mia casa si chiamerà
casa di preghiera per tutti i popoli”.