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Nella crisi della democrazia l'Europa può ancora essere decisiva

15 Ottobre 2018

#pontidipace2018#peaceispossible

Una nota di ottimismo nel confronto fra Romano Prodi, il cardinale Kasper, Adam Michnick e il pastore francese Clavairoly all’Incontro di Sant’Egidio a Bologna. Rilanciare l’iniziativa politica per superare le tensioni fra Cina e Usa

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L’Europa ha sempre avuto dei critici, ma anche oggi sono maggiori le ragioni dell’ottimismo che quelle del pessimismo: è quanto è emerso dal panel dedicato alla crisi dell’Europa nel quadro dell’Incontro Internazionale “Ponti di pace. Religioni e culture in dialogo”, organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio e dall’Arcidiocesi di Bologna, dove il cardinal Kasper ha ricordato che per i cristiani, nel racconto biblico, la creazione stessa dell’uomo «è in contraddizione inconciliabile con ogni razzismo e nazionalismo xenofobo».
«La risposta dei sovranisti allo spaesamento degli europei davanti alla globalizzazione è la xenofobia ed il nazionalismo; una chiusura rischiosa, che mette in discussione la democrazia liberale», ha detto Mario Giro, già viceministro degli Esteri del Governo italiano, ricostruendo i motivi della crisi europea e introducendo i lavori.
Romano Prodi, ex presidente della Commissione di Bruxelles, ha sottolineato che la crisi della democrazia liberale non è un problema che riguarda solo l’Europa, ma ha una dimensione globale che va dalle Filippine all’Ungheria, dagli Usa ad altri scenari. Ha insistito sull’opportunità che l’Europa torni a fare politica perché il suo ruolo può essere fondamentale nell’escalation della tensione tra Cina e Stati Uniti. «L’Europa può essere decisiva – ha affermato Prodi - se riprende l’iniziativa nel campo dei trattati commerciali, allargando progressivamente la propria azione. Ma questo può accadere solo se l’Europa riprende a fare politica».
Il Presidente della Federazione protestante di Francia, Francois Clavairoly ha denunciato la minaccia ai valori comuni europei rappresentata dal nazionalismo, dal populismo e dall’estremismo, che ha un suo versante religioso nell’integralismo e nel fondamentalismo. Per Clavairoly i cristiani sono chiamati ad essere delle vedette, delle sentinelle, «per annunciare, denunciare ed enunciare instancabilmente» i valori di cui sono portatori ed ogni deviazione da essi. A tale proposito, ha fatto riferimento all’esempio del programma di accoglienza per i rifugiati, i corridoi umanitari, attivo anche in Francia grazie alla collaborazione della Comunità di Sant’Egidio con i protestanti e i cattolici francesi, un modo emblematico di assolvere a questa funzione profetica.
Il cardinal Kasper ha ricordato di essere nato durante l’epoca nazista e di aver visto il continente travolto dalla guerra generata dai nazionalismi. Per tale motivo, di fronte alla crisi europea e al ritorno della xenofobia, ha sottolineato che «nel cristianesimo è insita una opzione universale» che parte dal libro della Genesi secondo cui Dio ha creato l’uomo a sua somiglianza. «Ogni uomo, senza riguardo alla nazionalità, cultura, religione o sesso, ha una sua dignità inviolabile. Questo principio fondamentale del cristianesimo – ha affermato il cardinale – è in contraddizione inconciliabile con ogni razzismo e nazionalismo xenofobo».
Adam Michnik, l’intellettuale e politico polacco protagonista della stagione della liberazione della sua nazione dal comunismo, ha ricordato come l’afflato nazionale dei polacchi negli anni Ottanta era teso a sconfiggere il comunismo ed era una ribellione alla logica della guerra fredda. «Ma oggi – ha aggiunto – ci sono leader dell’est europeo che parlano contro i rom, in Ungheria Orban parla di riconsiderazione dei confini verso la Romania, e la Polonia di Kaczynski si sta “putinizzando”». Ha affermato, inoltre, che «dalla crisi generata dalla globalizzazione non si può uscire abbandonando la democrazia liberale»; ed ha espresso il suo ottimismo perché «i polacchi amano la libertà».