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Alison L. Boden

Università di Princeton, USA
 biografia
Una battuta tra i cristiani americani di lingua inglese (e forse tra chiunque parli inglese) fa: “Come scrivete ‘prof-et’?”  P-r-o-p-h-e-t, come i leader biblici e contemporanei che cercano di ascoltare la silenziosa e sottile voce di Dio e chiedono a gran voce giustizia e rettitudine, misericordia e pace, o scrivete p-r-o-f-i-t, guadagno materiale?  E voi, come fate lo spelling di “prof-et”?  La vostra risposta a questa domanda dirà molto su di voi!
 
Io parlo come appartenente alla nazione che è di gran lunga il più importante venditore di armi del mondo. Nel 2016 gli Stati Uniti da soli hanno venduto armi per 42 miliardi di dollari ad altre nazioni.  Gli Stati Uniti sono responsabili di un terzo delle vendite di armi ogni anno.  Chi compra dagli Stati Uniti? Nel 2017 il più grande acquirente è stato di gran lunga l'Arabia Saudita.  Il secondo è stata l'Australia, il terzo è stato il Regno Unito, il quarto è stato Israele.  L'Italia è stata l'undicesimo.  La Norvegia il tredicesimo.
 
Stiamo vendendo armi ai sauditi e agli Emirati Arabi Uniti.  Nicholas Kristof, un editorialista del New York Times, ha scritto alcune settimane fa: “Poiché non ci piacciono gli ayatollah iraniani, abbiamo intenzione di ridurre alla fame i bambini yemeniti” [Nicholas Kristof, NYT, 25 settembre 2018]. Le nostre armi non uccidono e feriscono solo le persone che ne vengono concretamente colpite, ma uccidono e feriscono anche persone vulnerabili al di fuori dei luoghi di conflitto violento.  Una carestia devastante ha colpito lo Yemen grazie a una guerra civile che è stata resa infinitamente più letale in quanto la vendita di armi a diversi attori contribuisce all'interruzione della produzione e della distribuzione di cibo.  Secondo il rapporto dell'Istituto Internazionale di Ricerca per la Pace di Stoccolma del 2017, “la spesa militare mondiale è stata globalmente stimata in 1.686 miliardi di dollari nel 2016, equivalente al 2,2% del Prodotto Interno Lordo globale ovvero a 227 dollari pro capite”.  Consideriamo per un momento cosa anche solo una parte di questo denaro avrebbe potuto fare per alleviare la fame nel mondo – se anche una minima parte fosse giunta in Yemen.
 
È ovvio, ma è senz'altro necessario dirlo: le armi rendono i conflitti più letali.  I miei amici alle Nazioni Unite mi dicono che gli Stati Uniti stanno creando ed armando delle milizie cristiane in Iraq.  Ciò può avere solo conseguenze devastanti – innanzitutto, assicura che qualsiasi conflitto futuro sarà più letale.  In secondo luogo, pompa in una società armi utilizzabili persino prima e al di fuori di qualsiasi “legittimo” conflitto cui sarebbero destinate.  In terzo luogo, aumenta il desiderio di armi di altri gruppi (forse potremmo vendere anche a loro?) e l'intera situazione diviene più militarizzata; e in quarto luogo, quelle armi con le milizie cristiane esisteranno a lungo nel futuro, mettendo a repentaglio il benessere degli iracheni e poi anche quello delle comunità cui queste armi potrebbero esser trasferite o vendute.  Negli anni 1980, durante la guerra in Nicaragua, si scoprì che i Contras, i cosiddetti “alleati” dell'America, stavano usando fucili che in precedenza erano stati in possesso delle truppe americane, vent'anni prima in Vietnam.  Le armi rimangono in giro.  Si potrebbe pensare che l'esperienza americana di aver armato qualche decennio fa i talebani venga ricordata.  Spesso le perdite americane in Afghanistan sono state causate da un'arma costruita negli USA, forse appena a qualche miglio da dove proveniva un soldato ora morto. Forse membri della sua famiglia hanno lavorato in quell'industria.  A quanto pare gli Stati Uniti non hanno ancora riconsiderato l'idea ridicola che, come diciamo, “il nemico del mio nemico è mio amico”, né quali conseguenze devastanti derivino dall'armare quei “nemici di secondo grado”.  Quanto abbiamo davvero bisogno, noi negli Stati Uniti, di demolire finalmente il falso convincimento che il dar via armi a supposti amici – e che il commercio delle armi in generale – aumenti la sicurezza internazionale.  Di certo, il risultato è proprio l'opposto, lasciando tutti più vulnerabili, anche negli Stati Uniti.
 
Penso che in questi giorni siamo particolarmente sfidati dal fatto che le tecnologie militari in evoluzione allontanano sempre più le vittime delle armi da chi le usa, rendendo più facile uccidere.  Possiamo bombardare dei bambini su uno scuola bus mentre vanno in gita di classe ed essere ben lontani dalla scena.  Nemmeno sullo stesso continente.  Non abbiamo bisogno di entrare in contatto con quelle morti, non abbiamo bisogno di percepirle, o in conclusione di assumercene la responsabilità.  Questa tecnologia sopisce la nostra percezione della morte degli altri e rende più probabile che uccidiamo ancora.  
 
Ho detto che l'industria delle armi esacerba altre cause di sofferenza umana e di morte come le carestie.  L'industria bellica porta anche una grave responsabilità per le considerevoli distruzioni ambientali sul pianeta.  Per esempio, le armi chimiche usate per bruciare il Vietnam decenni fa, avvelenano ancora le persone che vi nascono oggi.  Il suolo su cui la gente coltiva il proprio cibo è ancora tossico e causa di malattie congenite e morti.  Intere foreste sono sparite.  Disarmare il mondo è imperativo per la sopravvivenza della Terra e di tutti i suoi organismi viventi.
 
Ma la produzione e il commercio di armi fa guadagnare denaro ad alcune persone, e questo è l'ostacolo più difficile per il disarmo – almeno negli Stati Uniti.  Durante la guerra in Vietnam, la General Electric Corporation ha guadagnato al netto 3 miliardi di dollari, e parliamo di dollari dei tardi anni Sessanta.  Un consigliere che aveva visitato il Vietnam disse all’allora Presidente Lyndon Johnson che la guerra era impossibile da vincere ed immorale, e che la si doveva concludere, e Johnson disse all'uomo: “Non posso concludere questa guerra!  I miei amici stanno facendo un sacco di soldi con questa guerra!”  
 
Oggi, il Presidente Trump sta lavorando per ridurre le restrizioni alla vendita di armi; in questo modo vuole chiudere un deficit commerciale ed anche trattenere la Cina e la Russia dall'occupare porzioni di mercato americano nell'industria bellica -- dal prenderci i nostri clienti.  Allo stesso tempo, i populisti americani stanno propalando una visione semplificata dei conflitti, presentando un falso dualismo tra bene e male che esclude moltissime sfumature e verità, e quindi aumentando la nostra disponibilità morale ad usare le armi.  
 
I populisti usano anche la vendita delle armi come misura utile all’occupazione di più americani.  La creazione di posti di lavoro è lo scopo primario della presidenza Trump in politica interna.  È ciò che ha promesso agli elettori di poter fare per loro, e penso che farà tutto il possibile per mantenere questa promessa, perché su di essa ha fondato così tanto della credibilità e del futuro della sua amministrazione.  Di conseguenza, sta aumentando la produzione e la vendita delle armi, ed accrescendo il nostro interesse finanziario nazionale nella produzione di più armi.  L'organizzazione che con maggior forza si oppone al disarmo sia del mondo che della popolazione americana (badate!, noi abbiamo cittadini estremamente armati) è la National Rifle Association (NRA), perché rappresenta le aziende che ricavano così tanto profitto dalla vendita delle armi.  Essi scrivono profit con una “f”!
 
I gruppi religiosi conservatori americani si stanno allineando dietro a tutto questo.  La grande responsabilità di altre comunità religiose, in questo momento politico negli Stati Uniti e altrove, è quella di esprimere ad alta voce e dimostrare in altre forme la loro opposizione a dare al profitto la priorità sulla vita degli esseri umani e del pianeta.  Le comunità religiose sono necessarie più che mai per guidare la chiamata al disarmo.  Le risorse di tutte le nostre comunità di fede forniscono un supporto grandissimo alla richiesta di benessere e conforto per l’umanità, alla protesta contro la violenza, e all'insistenza per risposte dialogate ai nostri concretissimi conflitti.  In effetti, le comunità religiose possono esser considerate come gli attori più potenzialmente efficaci in questo.  Noi possiamo dire la verità al potere e, in alcuni contesti, noi siamo il potere.  
Nel cristianesimo parliamo di “Volgere le spade in vomeri e le lance in falci” – volgere le nostre armi in strumenti per coltivare cibo per la prosperità degli uomini. I seguaci di Gesù negli Stati Uniti e nel mondo si sono fatti molto sentire su questo argomento.  Papa Francesco ha detto: “Questo è grave. Alcune persone potenti vivono sulla produzione di armi e le vendono ad una nazione perché le usi contro un’altra nazione... è l’industria della morte, l’avidità che nuoce a noi tutti, il desiderio di avere più denaro….il sistema economico ruota attorno al denaro e non agli uomini e alle donne. ... Così si fa la guerra per difendere il denaro. Questo è il motivo per cui alcune persone non vogliono la pace: ricavano più denaro dalla guerra, anche se le guerre creano denaro ma costano vite, salute ed istruzione”.
Papa Francesco ha espresso lo stesso pensiero nel suo discorso al Congresso degli Stati Uniti: “Qui ci dobbiamo chiedere: Perché armi mortali vengono vendute a quelli che progettano di infliggere indicibili sofferenze agli individui e alla società?  Tristemente, la risposta, come sappiamo tutti, è semplicemente: per denaro; denaro fradicio di sangue, spesso di sangue innocente. Di fronte a questo vergognoso e colpevole silenzio, è nostro dovere affrontare il problema e fermare il commercio delle armi”.  Lasciatemi aggiungere che la Conferenza Episcopale statunitense sta anche premendo sul Congresso per porre un termine alla vendita di armi convenzionali all'Arabia Saudita, rimarcando il [loro] contributo alla crescente carestia in Yemen.
La denominazione di cui sono ministro, la Chiesa Unita di Cristo, si è anche rivolta ai politici e ai produttori di armi.  Queste parole riguardano la proliferazione delle armi nucleari:  "Dichiariamo la nostra opposizione a tutte le armi di distruzione di massa. Tutte le nazioni dovrebbero: (1) dichiarare che mai useranno simili armi; (2) cessare immediatamente la sperimentazione, la produzione e il dispiegamento di armi nucleari; (3) cominciare a smantellare questi arsenali, e; (4) mentre si sta svolgendo il processo di smantellamento, negoziare trattati generali che mettano al bando qualsiasi futura arma di tal tipo da parte di qualsiasi nazione".  La UCC ha anche richiesto con gran forza accordi internazionali per limitare gli impianti militari e il commercio internazionale di armi.
 
Noi abbiamo bisogno di scrivere “prof-et” come lo si legge nella Bibbia, con un “p-h”, dal momento che lavoriamo in modo profetico per il disarmo delle comunità.  Il benessere della comunità amata da Dio e della nostra terra dipende da ciò.