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Khajag Barsamian

Arcivescovo ortodosso, Patriarcato Armeno di Etchmiadzin
 biografia
Reverendi membri del clero, illustri ospiti, Amici
 
Vorrei esprimere la mia gratitudine per avermi concesso l’opportunità di rivolgermi oggi a voi, presenti a questo incontro.  Vi parlo, oggi, come servo della Chiesa Armena da una vita intera, il quale ha servito la sua gente in Europa, in Medio Oriente , in America, e nella nostra madrepatria, l’Armenia. 
 
Le preoccupazioni riguardanti i conflitti - in particolar modo, conflitti presentati come religiosi - occupano un posto centrale all’interno dei nostri discorsi pubblici. Una coesistenza pacifica tra gruppi religiosi sarebbe senza dubbio una forza positiva e produttiva all’interno della nostra società. La domanda che ci dobbiamo porre è se tale coesistenza è possibile. Per rispondere a questa domanda, vorrei potervi presentare il modesto esempio del popolo Armeno.
 
Più di 1700 anni fa, gli Armeni vivevano all’interno di una nazione esplicitamente cristiana. Tra le diverse popolazioni del mondo, fummo tra i primi a mostrare una tale distinzione. Al suo meglio, la tradizione Armeno-Cristiana è stata tollerante, priva di pregiudizi; accogliente e in grado di riconoscere le virtù dell’altro. Ciò enfatizza l’importanza di trasmettere tali valori di generazione in generazione.
 
Al contempo, gli Armeni hanno anche convissuto accanto a popoli di altri fedi. Un esempio sono i Zoroastriani, i Mussulmani, gli Ebrei. O con anche filosofie più secolari, o addirittura antireligiose come il Comunismo Sovietico o il nazionalismo Turco.
 
Sotto il dominio di autorità non-Cristiane, i rapporti nei confronti della minoranza Armena non sono sempre stati dei più tolleranti. Tuttavia, è degno di nota che il mio popolo abbia vissuto meglio e più sicuro in società esplicitamente religiose che in quelle antireligiose. Queste ultime società sono state una calamità per il mio popolo. Ma nelle società precedenti - anche in circostanze di relazioni delicate tra gruppi religiosi - Armeni, Cristiani, Musulmani, Ebrei e altri sono stati in grado di trovare ‘un modus vivendi - un "modo di vivere insieme" - che potrebbe rappresentare una lezione importante per la nostra ricerca di dialogo interreligioso oggi.
 
In riguardo a questo, una lezione importante può essere derivata dalla nostra storia antica.
 
Nel 449 d.C. il Re dei Re Persiano tentò di obbligare gli Armeni alla fede Zoroastriana e sulle altre nazioni Cristiane del Caucaso. Questa politica spinse le nazioni cristiane alla ribellione. Tuttavia, il governo imperiale persiano si rese conto che la libertà di culto era un diritto fondamentale che non poteva essere negato. Il conseguimento di questo diritto costò la vita a più di mille martiri Armeni.  Nel 484 un nuovo Re dei Re firmò un trattato con gli Armeni, riconoscendo loro la libertà di praticare la loro fede: questo fu uno dei primi esempi al mondo di "libertà di culto" legalmente sanzionata.
 
La lezione qui, consiste nel fatto che il semplice riconoscimento di un "diritto di culto" - la tolleranza religiosa protetta dalla legge -  ha messo fine alla guerra, dando a generazioni di persone stabilità sociale e una fiorente produttività tra gli Armeni, produttività del quale l’impero persiano ed i suoi successori hanno notevolmente beneficiato.
 
Un'altra lezione importante da trarre dalla nostra storia è il ruolo svolto dai membri del clero armeno nel promuovere la pace e l'amicizia tra regni ostili, dalle diverse origini etniche e sfondi religiosi. La storia testimonia che numerosi membri del clero armeno hanno servito come delegati, messaggeri o ambasciatori di buona volontà, promuovendo pace tra gli imperi Iraniano e Bizantino.
 
La lezione qui è che quando i leader religiosi trovano un terreno comune fatto di valori condivisi, e si superano le divisioni interreligiose, possono intervenire in situazioni pericolose e prevenire la violenza con successo.
 
Come sappiamo, anche l'influenza opposta è possibile, per cui i leader religiosi incitano i loro seguaci alla violenza, intensificando il conflitto contro una minoranza. Tragicamente, gli Armeni si sono spesso ritrovati soggetti a tale intolleranza. Citerò solo due esempi del ventesimo secolo: il genocidio degli armeni, del 1915, commesso dai turchi ottomani; e l'assalto agli armeni dell'Azerbaigian sovietico e dell’enclave etnica del Nagorno-Karabagh, iniziata alla fine degli anni '80.
 
In entrambi i casi, gli ecclesiastici appartenenti alla maggioranza hanno predicato contro la "libertà religiosa" della minoranza Cristiano-Armena, incitando le autorità religiose all’uso della violenza come politica di stato laica. 
 
Nell’alleanza tra ideologie secolari e movimenti nazionalisti, vediamo il lato oscuro della religione nella vita pubblica, da cui le peggiori tendenze dei governanti politici vengono rafforzate. Da questo, potremmo trarre un'altra lezione, ossia che i corpi religiosi hanno il dovere morale di preservare una certa indipendenza dal campo politico.
 
In tutto il mondo la fedeltà alla propria fede viene sfruttata per sostenere cause empie. Tuttavia, ritengo che questo abuso della religione sia il risultato dell'influenza del laicismo moderno che ha purtroppo trovato un rifugio in alcune istituzioni religiose.
 
Chiaramente, l’allontanamento di Dio dalle questioni dell’uomo ha causato gravi calamità nel secolo presente e passato. Il ripristino di una genuina umiltà davanti a Dio - insieme ai valori fondamentali che scaturiscono da tale umiltà - sarebbe il modo più sicuro per liberare il nostro mondo dai conflitti.
 
I tre principi che ho menzionato qui: 1) tolleranza religiosa sancita dalla legge; (2) l'indipendenza delle istituzioni religiose dal controllo statale; e (3) gli sforzi coraggiosi e proattivi dei singoli leader religiosi - sarebbero il miglior modo per coltivare gli aspetti positivi dell'aspirazione spirituale umana, e frenerebbero i potenziali conflitti all'interno delle società.
 
Fu in questo spirito che nel 12 ° secolo, il Catholicos Armeno San Narsete il Grande utilizzò una formula, la quale finì per essere utilizzata altrove, ma che in armeno si traduce con: "Unità per le questioni essenziali. Diversità nelle materie secondarie. Amore per tutti”. Con queste parole San Narsete affrontò le questioni conflittuali dei suoi giorni. Ma le sue parole forniscono anche una visione generale per uno "spirito di pace" che può prevalere nel nostro tempo.
 
Come notai durante il mio ministero a New York - la città più variegata del mondo, ma anche, in generale, una città di amicizia tra gruppi diversi - tale spirito di pace può essere avviato a livello religioso, basato su valori comunemente condivisi.
 
Possa Dio aiutarci tutti a dare il giusto esempio ai nostri fedeli, così che anche loro possano rivolgersi al dialogo invece che al contrasto, alla pace invece che al conflitto. Grazie.