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Oded Wiener

Già direttore generale del Gran Rabbinato di Israele
 biografia

Ho avuto il privilegio di partecipare a diverse conferenze organizzate dalla Comunità di Sant’Egidio, e non vi può essere dubbio sul fatto che abbiano dato un contributo significativo alla consapevolezza e alla comprensione reciproca tra fedi diverse, attraverso un dialogo produttivo e incontri faccia a faccia tra i leader delle varie religioni, e soprattutto tra leader ebraici e cristiani.

Papa Giovanni Paolo II ha espresso ciò con le parole “Il rapporto del Cristianesimo con l’Ebraismo è unico, ed è diverso dal rapporto che il Cristianesimo ha con qualsiasi altra religione”.

Possiamo dire che il dialogo ebraico - cristiano non solo è essenziale per superare l’intolleranza ed il pregiudizio, è un obbligo per poter lavorare insieme per promuovere i valori che abbiamo in comune. E’, in sostanza, l’espressione della nostra consapevolezza della Presenza Divina nel mondo.

Non è questo né il momento né il luogo di discutere di testi teologici, né del modo in cui la Chiesa si è rapportata verso il popolo ebraico nel corso della storia. Il Cardinal Kasper ha discusso lungamente di questo argomento in varie occasioni, per esempio nel suo articolo dal titolo “Antisemitismo, una piaga da guarire”. E’ stato pubblicato nel giornale del Vaticano.

Papa Benedetto XVI ha espresso sentimenti simili su questo argomento. E’ particolarmente interessante ed affascinante il suo documento

“Noi ricordiamo: una riflessione sulla Shoah” del 16 marzo 1998 [risulta in realtà scritta dal Card. Idriss Cassidy, n. d. t.].

Parla, in modo evidente, del terribile Olocausto degli ebrei dell’Europa durante la seconda guerra mondiale, la loro distruzione. Il terribile abisso umano e morale in cui piombarono la Germania ed altre nazioni è stato uno shock per tutte le persone di coscienza, e diede l’impulso affinché leader religiosi di tutto il mondo cristiano facessero appello alla Santa Sede perché rivedesse la sua posizione riguardo l’ebraismo e gli ebrei, e a riorganizzare il suo approccio teologico verso di loro.

Questo processo ecumenico ebbe inizio durante il pontificato di Giovanni XXIII, che incaricò il Cardinal Augustin Bea del coordinamento di questo tema, e, effettivamente, il 28 ottobre 1965 il Concilio Vaticano II approvò la “Nostra Aetate”.

La trasformazione dell’insegnamento cattolico verso gli ebrei e l’ebraismo è stato impressionante. Già la Nostra Aetate ripudia in modo netto l’antisemitismo, e la descrizione che il compianto Giovanni Paolo II ne fa, parlando di “peccato contro Dio e contro l’uomo”, rende ancora più incisiva questa condanna. In modo simile, quando Papa Giovanni Paolo II parlò del popolo ebraico con le parole “Cari fratelli maggiori prediletti della Chiesa, della prima Alleanza, che non è mai stata e non sarà mai revocata” – venne evidenziato un cambiamento nella teologia cattolica, che aveva portato ad un dialogo sincero con il popolo ebraico.

Il processo di richiesta di perdono al popolo ebraico venne energicamente rilanciato nel pellegrinaggio di Papa Giovanni Paolo II in Israele a marzo del 2000. Nel suo discorso a Yad Vashem e nel messaggio che inserii tra le pietre del Muro del Pianto, che commosse molti, scrisse:

“Dio dei nostri padri,
tu hai scelto Abramo e la sua discendenza
perché il tuo Nome fosse portato alle genti:
noi siamo profondamente addolorati
per il comportamento di quanti
nel corso della storia hanno fatto soffrire questi tuoi figli,
e chiedendoti perdono vogliamo impegnarci
in un'autentica fraternità
con il popolo dell'alleanza”

Abramo, il padre della civiltà umana, era un uomo di carità, fede, visione ed azione, la cui tenda era sempre aperta verso tutti i quattro punti cardinali per dar da mangiare agli affamati e a chi aveva bisogno, senza riguardo della loro religione o dei loro punti di vista.

Questa è, sembra, la ragione per cui l’Onnipotente decise di scegliere Abramo come condottiero dell’umanità intera. Era un uomo che sapeva come entrare in dialogo con gli altri esseri umani, che li capiva e sapeva avvicinarli a Dio.

Il compianto Papa Giovanni Paolo II dichiarò: “Come figli di Abramo siamo chiamati ad essere una benedizione per il mondo. Per essere tali dobbiamo prima essere una benedizione gli uni per gli altri.”

Lo sviluppo più forte negli anni recenti è stata l’istituzione della commissione bilaterale per il dialogo tra il Gran Rabbinato d’Israele e la Santa Sede, che è stato un risultato diretto della visita di Papa Giovanni Paolo II in Terra Santa. Questa commissione bilaterale è stato il massimo risultato del dialogo a partire dall’evento spartiacque del Concilio Vaticano II e la promulgazione della Nostra Aetate.

La commissione vede coinvolti alcuni dei leader più importanti dell’establishment religioso in Israele e della Chiesa Cattolica. Il suo successo è di buon auspicio per il nostro futuro.

E di quale portata simbolica è il fatto che, dopo il primo incontro tenuto a Gerusalemme, il secondo storico incontro della commissione ebbe luogo a Villa Cavalletti, a Grottaferrata presso Roma. E’ questo il luogo utilizzato dagli emissari sionisti inviati da Israele, quando vennero per incontrare i sopravvissuti dell’Olocausto, e fu da lì che i sopravvissuti fecero rotta verso la Terra Santa. Gli incontri ebbero luogo in un’atmosfera molto piacevole, in un clima di grande apertura. Ogni sessione iniziava con la lettura di un capitolo della Bibbia. Le discussioni mettevano a fuoco vari argomenti di interesse comune, di attualità generale e del mondo religioso, di grande interesse per i leader religiosi.

All’inizio delle discussioni abbiamo riconosciuto che la base del nostro dialogo corrente deve essere la veridicità e l’onestà, nel rispetto delle nostre identità religiose diverse. Il dialogo è un valore per sé stesso, e esclude l’intenzione di convertire l’altro.

Siamo disponibili a cooperare per promuovere i valori che condividiamo, quelli della giustizia, della carità, della compassione e della pace.

Dovremmo essere consapevoli della grande importanza del dialogo, perché, sfortunatamente, il secolo scorso ci ha insegnato come lo sterminio pianificato ed il genocidio possono uccidere milioni, il che fu reso possibile dall’indifferenza dei leader mondiali, che lo hanno accettato in silenzio.

Nei giorni terribili dell’Olocausto abbiamo visto fino a quale infimo livello è sceso il mondo cosiddetto illuminato, quando lo sterminio dell’intero popolo ebraico, uomini, donne e bambini, venne progettato con un calcolo crudele, freddo e meticoloso.

Apprezziamo e stimiamo profondamente la Comunità di Sant’Egidio per il compito importante che ha preso su di sé, di commemorare l’Olocausto, come anche le visite dei suoi membri a Yad Vashem ogni qual volta visitano Israele.

Grazie anche per la vostra importante iniziativa di portare avanti questo dialogo unico qui nel Museo Ebraico di Ferrara, parte del quale è dedicato al terribile Olocausto.

L’Olocausto non deve essere dimenticato!!! Tutta l’umanità deve ricordarlo per sempre.

In questo contesto, citerò una delle più importanti risoluzioni della nostra commissione bilaterale, che riveste una grande importanza storica e morale.

La santità della vita umana.

“Come leader religiosi, di comunità di fede, abbiamo una responsabilità straordinaria nell’educare le nostre comunità, e, in modo particolare, le giovani generazioni, al rispetto della santità della vita umana. Non dobbiamo permettere qualsiasi omicidio nel nome di Dio, che ci comanda “Non uccidere”. Il fanatismo e la violenza sono un abuso della religione, e contraddicono la fede in Dio, il creatore dell’uomo, che si prende cura dell’umanità e l’ha plasmata. Nessun leader religioso può avallare il terrorismo, ovunque nel mondo. Dovremmo tutti unire le nostre energie verso la costruzione di un mondo migliore, in cui vi sia vita, fraternità, giustizia, pace ed amore tra tutti.”

Nel corso della storia gli ebrei hanno sofferto persecuzioni, pogrom e angherie – quasi ovunque andassero. Di conseguenza, tra il popolo ebraico si sono formati molti stereotipi sulla fede cristiana.

Alla luce dei forti cambiamenti nel modo in cui la Chiesa si accosta all’Ebraismo ed agli Ebrei, gli educatori ebraici, più di prima, si confrontano con una nuova realtà e nuove sfide. Viviamo in un tempo di grande apertura; l’informazione è estremamente accessibile, grazie al word wide web, godiamo di una distribuzione di ricchezze più equa di mai, le scuole portano avanti studi congiunti, e molti contesti restrittivi sono stati aboliti. Ma, soprattutto – come questa conferenza mette in evidenza – viviamo in una nuova realtà per quanto riguarda i rapporti tra ebrei e cristiani, ed è il compito degli insegnanti di rendere familiare ai propri studenti questi forti cambiamenti che hanno avuto luogo.

Gli educatori ebraici dovrebbero chiedersi quali strumenti e quali valori, quali energie spirituali sono capaci di infondere nei loro allievi, in modo di prepararli per incontrare chi appartiene ad un'altra religione, per insegnare loro come instaurare un dialogo con gli altri, mantenendo la loro identità ebraica.

Dobbiamo comprendere che ci troviamo in un villaggio globale, e che i nostri rapporti con la Chiesa Cattolica – e con il suo miliardo ed un quarto di fedeli – sono estremamente importanti per entrambe le parti. Noi accogliamo favorevolmente questi messaggi positivi ed il nuovo atteggiamento della Chiesa verso l’ebraismo e gli ebrei.

La situazione di Israele, delicata e complessa, da un lato, e , dall’altro lato, l’intensificarsi dell’antisemitismo nel mondo, ci obbligano a rafforzare i nostri legami di amicizia con la Chiesa, mantenendo la nostra identità e la nostra eredità ebraiche.

In questo contesto, nell’agosto del 2017 il Gran Rabbinato di Israele ha presentato un documento di portata storica, intitolato “Tra Gerusalemme e Roma: La condivisione dell’universale e il rispetto del particolare. Riflessioni a 50 anni di Nostra Aetate”.

Vediamo quindi che coloro che favoriscono il dialogo e la pace dovrebbero reagire favorevolmente ad ogni idea, opinione o emozione, senza mostrare arroganza o negare l’altro. Dovrebbero vedere la parte buona e positiva di ogni persona, religione, nazione e gruppo etnico.

Il dialogo tra credenti è visto da Dio come una manifestazione di devozione verso di Lui.

Naturalmente, il nostro mondo è ancora tutt’altro che stato riscattato, e le sfide per le persone di fede sono grandi. Ciononostante, credo che il lavoro importante della Comunità di Sant’Egidio e della nostra commissione bilaterale tra il Gran Rabbinato e la Santa Sede possono essere considerati sia una meravigliosa testimonianza della notevole trasformazione nei rapporti tra cristiani ed ebrei, che una grande speranza per il futuro.