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José Alejandro Solalinde Guerra

Catholic Priest, Director of Hermanos en camino, Mexico
 biografia

Migrazioni e futuro: i corridoi umanitari

Josè Alejandro Solalinde Guerra

In questa tavola rotonda sembrava che tutti  parlassero di cose diverse, ma non è così. In realtà abbiamo parlato di temi comuni. Voglio dirvi che mi riempie di gioia vedere come si stia configurando una comunità solidale, ma voglio anche dirvi che non è stato facile.
Noi vediamo una emigrazione forzata che si è trasformata, più che in un fenomeno, in un movimento provocato dal capitalismo. Questo movimento sta realizzando una trasformazione mai stata vista in precedenza.
La emigrazione forzata, che è diventata un segno dei tempi come dice la Chiesa, è anche un fenomeno di cui si approfitta il crimine organizzato, persone che commerciano con la vita umana. E’ necessario stare attenti perché potremmo assistere a due dinamiche, a due movimenti molto importanti che già stanno segnando il nostro tempo. Da una parte i commercianti della vita umana, coloro che lucrano sul dolore, sui poveri, che pensano che se i poveri non hanno nulla perlomeno possono essere venduti come una merce. In Messico abbiamo un commercio di emigranti che si possono sfruttare, vivi o morti con il traffico degli organi.
Dall’altra parte vediamo una dinamica di solidarietà e quando si mostra la solidarietà si mostra anche la resistenza di questo sistema. Io considero sistema i poteri capitalistici che cercano di lucrare sugli esseri umane, ma anche le classi politiche, i governi che hanno ricevuto pressioni per reprimere il flusso migratorio e molte volte, come in Messico, favorire anche il commercio umano.
Quando ho iniziato ad accompagnare i migranti come sacerdote, in una pastorale in movimento, la prima cosa che ho notato è stata una resistenza enorme a questo accompagnamento pastorale. Io mi chiedevo: Ma perché? Perché un sacerdote che sta solo accompagnando pastoralmente gli emigranti è così colpito? Perché dobbiamo essere arrestati due volte? Perché hanno bruciato i nostri luoghi di accoglienza? Noi diamo solo un aiuto umanitario! Poi ho capito che non era sufficiente dare assistenza ma era necessario anche incidere a livello politico e fare nuove leggi per proteggere i migranti.
Io sono forse la persona, il sacerdote più conosciuto in Messico ma non sono l’unico. Ci sono più di 500 persone che difendono dei diritti umani e la Chiesa Cattolica sta lavorando per gli emigranti a livello nazionale e anche con le Conferenze Episcopali dei Caraibi, dell’America Centrale, degli Stati Uniti e del Canada.
Tornando alle due dinamiche che si stanno verificando e che possiamo vedere chiaramente anche qui in Europa: da una parte c’è quello che io chiamerei il corridoio umanitario, che non è solo quello di cui parliamo qui in Europa ma è globale, è la solidarietà globalizzata. Sono tutte le iniziative delle istituzioni ma anche delle persone che hanno fede, delle Chiese, delle religioni, di tutti gli uomini e le donne di buona volontà.
In America possiamo parlare di un corridoio umanitario che si è formato con la solidarietà alle persone emigrate che arrivano dal sud, soprattutto dall’America Centrale, dall’Honduras, Salvador, Nicaragua e Guatemala. Questa solidarietà si è vista in un momento in cui non avevamo una legge migratoria. Oggi abbiamo una legge che protegge le persone che emigrano, quando questa legge non c’era la gente ha in modi diversi deciso di essere solidale.
Di fronte alle migrazioni le persone hanno deciso da che parte stare e c’erano donne che , anche se legate al crimine organizzato, hanno fatto gesti di solidarietà. Un esempio. Un giorno in Messico alcuni migranti, nell’epoca in cui c’erano più sequestri, si sono avvicinati ad alcune casette improvvisate vicino alla ferrovia. Non sapevano che le persone che vivevano lì erano compagne dei delinquenti che facevano i sequestri. Sono arrivati alcuni di loro, due o tre, avevano fame e le hanno detto: Madre – così vengono chiamate le donne – abbiamo fame! Dacci da mangiare perché veniamo da lontano, siamo poveri, veniamo dall’Honduras. E la donna gli ha detto: guarda, ti darò da mangiare. Ma mangi e te ne vai subito perché qui vive un sequestratore. Il mio compagno è un sequestratore, non voglio che ti sequestri! Gli uomini hanno mangiato e se ne sono andati.
Qui in Europa abbiamo anche una solidarietà che si va organizzando, abbiamo i corridoi umanitari di sant'Egidio che hanno coinvolto molte istituzioni. Questo corridoio umanitario si sta estendendo in modo visibile e invisibile. Visibilmente attraverso le azioni dirette del corridoio umanitario che coordina molte istituzioni ma anche, meno visibilmente, con l’azione di molte persone: vedove, pensionate, ex insegnanti che hanno adottato un emigrante, gli insegnano l’italiano e gli danno un aiuto per ottenere i documenti ed entrare all’università.
Questo sta creando un forte vincolo. Parliamo di ponti in questo incontro e questo sta costruendo un ponte tra l’Africa e l’Europa, ma anche tra l’Asia e l’Europa. Mentre assistiamo ad azioni xenofobe e discriminatorie – di Donald Trump negli Stati Uniti, del governo italiano o di altri governi qui in Europa – vediamo, contemporaneamente, la solidarietà del corridoio umanitario.
Il corridoio umanitario è un luogo sociale, un  luogo di incontro ma anche un luogo umanitario in cui i volontari e le volontarie sono i nuovi apostoli, con una fede in una religione non come un marchio ma come un’ispirazione. Ma i corridoi sono anche un luogo teologico dove molti trovano Dio, molti che si dicono atei o agnostici. Dicono: No, io non ho fede, sono ateo, ma vengo ad aiutare! Anche il corridoio umanitario è un luogo solidale.
E’ curioso, ma è una buona notizia per coloro che sono preoccupati per le vocazioni sacerdotali e laicali. Loro dicono: Non ci sono più vocazioni! Sono poche, Dio sta dando vocazioni con il contagocce! In realtà ci sono vocazioni, ma hanno un altro modo di presentarsi. Si presentano attraverso il volontariato: in momenti molto difficili, in cui non sapevo cosa fare ed ero perseguitato e colpito dal crimine organizzato, sono rimasto da solo e non avevo nessuno che mi aiutasse. Ho chiesto a Dio di aiutarmi e sono arrivati volontari da tutto il mondo, perfino dalla Cina, dall’Australia, dall’Argentina, dal Canada, dagli Stati Uniti. Moltissimi dall’Italia.
Allora ho detto: No, le vocazioni ci sono! Ci sono persone che hanno la vocazione all’amore, al servizio, verso tutti ma soprattutto nei confronti dei migranti. C’è molta gente che ha paura dei migranti ma questi giovani, uomini e donne, hanno sfidato questa paura e stanno tessendo, in maniera nascosta, la solidarietà.
Dio ci sta parlando in modo diverso e se aspettiamo le risposte dalle vecchie strutture non le troveremo. Dio è Dio di ieri, di oggi e di sempre e nei giovani sta trovando la solidarietà e anche nelle donne. Nei settori più importanti di questo corridoio umanitario, in America e qui, ci sono giovani e donne e sono esattamente quelli che non hanno ricevuto un pieno benvenuto nella Chiesa Cattolica. Se ci sono vocazioni non sono nelle strutture, che non vogliono cambiare.
Oggi papa Francesco ha il sinodo con i giovani, è una porta. I giovani sono dentro, ci sono molte domande: saranno ascoltati? Cosa resterà nelle conclusioni? Ci saranno formati ecclesiastici o si rispetteranno le manifestazioni dei giovani?
Oggi sono le donne a tessere quella solidarietà così importante nel mondo delle migrazioni. Le donne sono le apostole di questo corridoio che stiamo costruendo insieme.
Voglio ringraziare la Comunità di sant'Egidio perché ci ha permesso di essere un luogo di incontro e di vedere una Chiesa nuova, diversa, una Chiesa dove tutte e tutti ci possiamo ascoltare, dove vengono giovani donne di tutte le Chiese e religioni. Stiamo formando un corridoio umanitario solidale. La Comunità di sant'Egidio è una buona notizia!
Ringraziamo l’azione dello Spirito Santo che ci permette di camminare con i migranti verso un mondo che non conosciamo ancora visto ma che, senza dubbio, sarà una comunità solidale, che si riconosce come una famiglia in cui non saranno i soldi la cosa più importante ma le persone. Gioiamo per questa solidarietà! Siamo una famiglia diversa, ricca, bella e la migrazione ci aiuterà a trovarci.