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Faustin-Archange Touadéra

Presidente della Repubblica Centrafricana
 biografia

 Eccellenze;

 
Distinti leader delle grandi religioni del mondo 
Caro Professor Riccardi; 
E voi tutti invitati all’incontro internazionale "Pace senza frontiere";
 
 
È un grande onore per me partecipare per la seconda volta alla preghiera per la pace.
 
Oggi, come pellegrino nello spirito di Assisi, porto con me le sofferenze, le speranze e la sete di pace del popolo centrafricano che guarda al futuro con speranza.
 
Vorrei innanzi tutto rivolgermi a coloro che hanno lavorato instancabilmente per la pace nel mio paese.
 
Ciascuno, in vari modi, ha sostenuto e sostiene il mio paese sulla via della pace.
 
Permettetemi all’inizio del mio intervento di ricordare la visita di Sua Santità Papa Francesco, di cui ho potuto percepire una particolare predilezione per l’Africa, in occasione del suo primo viaggio nel continente nel 2015 che ha avuto come ultima tappa il mio paese. Questa predilezione è confermata dal suo secondo viaggio in Africa, che ha visto il Santo Padre in Mozambico, Madagascar e Isole Mauritius.
 
Mi sembra che questa predilezione per l’Africa appartenga anche alla Comunità di Sant’egidio. Vorrei dire qualcosa di più al riguardo. Sento Sant’egidio come un grande sogno africano: un sogno autenticamente africano che concepisce l’Europa e l’Africa in un destino comune: Senegal Léopold Sédar Senghor, primo presidente del Senegal, parlava di "Eurafrica", come un unico continente.
 
Eurafrica non è il risultato di una visione romantica, né la reazione a certe ingiustizie di cui l’Africa è vittima.
 
Eurafrica è la visione di un destino comune che parte da una realtà storica: nessuno dei due continenti può guardare al futuro senza l’altro.
 
Non ci sarà stabilità e sviluppo dell’Africa senza l’Europa.
 
Non ci sarà stabilità e sviluppo dell’Europa senza l’Africa.
 
Altrimenti la sfida sarà persa per entrambe.
 
 
Vorrei ringraziare la Spagna e la Città di Madrid per la calorosa accoglienza.
 
Sono qui per rinnovare e consolidare il legame profondo ed essenziale tra Africa ed Europa.
 
Il titolo del nostro incontro «Pace senza frontiere», mi sembra rispondere perfettamente ad un assioma: tutto è connesso! Vorrei presentarvi quattro temi collegati su cui Europa e Africa sono e saranno insieme:
 
1) pace e disarmo;
2) Cambiamento climatico
3) salute per tutti
4) abolizione della pena di morte.
 
 
La pace e il disarmo
 
Questa potrebbe essere una delle maggiori sfide che ci attendono. Coloro che da lungo tempo vivono la pace devono capire come preservarla e rinnovarla, come pure coloro che l’hanno conosciuta di recente devono comprendere come costruirla e consolidarla.
 
Il mio paese, recentemente uscito da una lunga guerra, cerca oggi di trovare le ragioni per capire e vivere insieme. Una sfida difficile, ma realizzabile.
 
La pace ha bisogno di tutti. Approfitto di questa preziosa occasione per ringraziare il professore Riccardi che, con amicizia, ostinazione e discrezione, accompagna il processo di consolidamento della pace nella Repubblica Centrafricana, dopo aver contribuito in maniera significativa alla sua realizzazione.
 
La pace è un negoziato senza fine, nel quale le ragioni profonde di ciascuno devono trovare un posto. La pace non è mai definitiva e non deve mai essere trascurata. La pace è la costruzione di una casa che deve essere costantemente mantenuta (che ha bisogno di una continua manutenzione), altrimenti andrebbe in rovina e noi resteremmo in balia del vento freddo della violenza.
 
La Repubblica Centrafricana è una casa in cui sono entrate troppe armi, che inquinano l’ambiente e il cuore. Ora che abbiamo imboccato la via della pace, ci impegniamo a riabilitare il paese attraverso un programma di disarmo.
 
La pace e il disarmo non sono sfide per l’uno o l’altro paese, per l’uno o l’altro continente: sono sfide globali che richiedono molto lavoro. Nessuno ha abbastanza anticorpi per dire che è al riparo dalla guerra.
 
L’Europa dalla fine della Seconda Guerra Mondiale vive in pace. Quello che l’Europa ha realizzato con molta sofferenza e audacia oggi lo sogna l’Africa.
 
La pace apre prospettive di crescita e di sviluppo che favoriranno anche tutti i paesi confinanti. Per questo motivo, “pace senza frontiere” non è solo un bel titolo ma una prospettiva verso cui guardare.
 
Da parte mia, imparando la lezione che viene dalla nostra storia dolorosa, continuo ad essere guidato, nell’esercizio delle mie funzioni, dall’idea del bene comune, della comunità di destini e dell’avvenire condiviso del mio Popolo.
 
Nonostante le vicissitudini del momento, il sangue dei nostri versato ingiustamente ci chiede di risparmiare tali sofferenze alla posterità. Sul cammino verso la pace che noi abbiamo liberamente tracciato, qualche volta abbiamo ceduto, vacillato. 
 
Ma posso dirvi che il filo della speranza e dell’energia cui siamo attaccati non si romperà mai! 
 
 
 
Vorrei ora affrontare con voi la questione del cambiamento climatico.
 
Alcuni pensano che le conseguenze del cambiamento climatico saranno principalmente sostenute dalle popolazioni più povere dell’Africa e dell’Asia, senza dimenticare l’America Latina che vive il disastro dell’Amazzonia. Le conseguenze saranno le guerre e le migrazioni.
 
Ma anche i paesi del Mediterraneo sono esposti ad un elevato rischio di desertificazione e di incendi. La relazione "I cambiamenti climatici e il territorio" del Comitato scientifico dell’ONU sul clima, pubblicata l'8 agosto di quest’anno, prefigura questo rischio.
 
Alcuni esperti dicono che questa grande sfida globale può essere vinta solo con l’Africa e anche a partire dall’Africa.
 
A questo proposito, vorrei invitarvi a ricordare le parole del Santo Padre nell’ENCICLICA SULLA SALVAGUARDIA DELLA CASA COMUNE ' che mi sembrano un testo fondamentale per una visione del futuro nel quale Europa ed Africa si troveranno insieme.
 
Credo che questa sfida richieda davvero un approccio globale. L’Europa e l’Africa saranno più convincenti ed efficaci quando saranno in grado di affrontare la crisi ambientale con una visione a lungo termine.
 
Abbiamo bisogno di una visione, perché le sfide globali hanno la particolarità di obbligarci ad affrontarle insieme. L’Africa e l’Europa hanno il vantaggio di conoscersi meglio degli altri continenti, e questo vantaggio non dovrebbe essere sprecato.
 
La crisi ambientale è strettamente legata alla guerra, che è una delle cause della distruzione della casa comune. La pace è il primo modo di ricostruire la casa comune. A questo proposito penso che:
 
Non c’è ecologia umana integrale senza la pace!
 
Non ci sarà pace senza un’ecologia umana integrale! 
 
 
Un paese è in pace quando tutti i cittadini hanno il diritto alla salute.
 
Un segno innegabile del ritorno alla pace e alla convivenza è l’accesso alle cure mediche per tutto il nostro popolo!
 
Nel mio Paese, molti soggetti lavorano per arrivarci. È una sfida che associa Europa e Africa. Ne è prova l’impegno delle varie organizzazioni internazionali e delle ONG che lavorano con passione nel mio paese.
 
Colgo l’occasione per salutare con soddisfazione l’apertura a Bangui del centro di eccellenza DREAM della Comunità di Sant’ Egidio, destinato al trattamento gratuito dei pazienti affetti da HIV/AIDS e da numerose altre malattie.
 
La salute per tutti è una sfida globale, particolarmente sentita in Africa, e possiamo vincere solo insieme: non c’è alternativa!
 
 
Prima di concludere, vorrei affrontare l’ultimo argomento che riguarda l’abolizione della pena di morte.
 
Nel 2011, quando ero Primo Ministro, ho avviato il processo legislativo per l’abolizione della pena di morte. Abbiamo fatto molti passi avanti e speriamo di poter porre fine a questo processo quanto prima.
 
Per quanto mi riguarda, voglio abolire la pena di morte!
 
Sarebbe un segno di pacificazione, il segno di un paese che entra definitivamente in una nuova fase storica.
 
In questo l’Europa ha una grande tradizione e il continente africano si sta muovendo sempre più nella giusta direzione.
 
 
Per concludere, 
 
Qualcuno potrebbe chiedersi: ma i sogni non sono troppo difficili da realizzare?
 
Chi avrebbe potuto prevedere che il popolo centrafricano avrebbe trovato le ragioni della pace, dopo aver vissuto un periodo di violenza?
 
Chi avrebbe potuto prevedere che la visita del Santo Padre nel mio Paese avrebbe dato un impulso decisivo alla fine delle ostilità e alla ricerca della riconciliazione?
 
Consapevole delle svolte inaspettate della storia, ho il dovere di fare la mia parte, con senso di responsabilità e con tutta la determinazione che le grandi sfide richiedono.
 
Sono venuto qui a Madrid per affermare la mia totale convinzione che la guerra e la violenza non sono un destino inevitabile.
 
Infine, come compagno di questo pellegrinaggio della pace, vorrei ringraziarvi per queste giornate di riflessione e di amicizia. Sono certo che le preghiere e le opere di uomini e donne di fede e di buona volontà riuniti a Madrid nello spirito di Assisi accompagneranno il cammino della pace e dello sviluppo della Repubblica centrafricana in futuro.
 
Possa Dio aprire i nostri cuori affinché le nostre intelligenze siano positivamente mobilitate al servizio della pace e dell’umanità affinché il mondo sia unito nelle sue differenze, sia più sicuro per tutti e per ciascuno.
 
Vi ringrazio