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Kurt Koch

Cardenal, presidente del Pontificio Consejo para la Promoción de la Unidad de los Cristianos, Santa Sede
 biografía

1. “Se non vi è risurrezione dei morti, neanche Cristo è risorto! Ma se Cristo non è risorto, vuota allora è la nostra predicazione, vuota anche la vostra fede” (1 Cor 15,13s). Con queste parole, l’apostolo Paolo afferma con assoluta chiarezza che la fede cristiana sta o cade con il mistero pasquale. La Chiesa primitiva ha condensato questa convinzione fondamentale nella formula: “Togli la risurrezione e distruggerai immediatamente il cristianesimo”. Considerata l’importanza centrale del mistero pasquale nella fede cristiana, è comprensibile che i cristiani desiderino festeggiarlo in una data comune.

2. Basta gettare un breve sguardo alla storia per vedere che la ricerca di una data comune era già iniziata nei primi tempi. Anche nella Chiesa primitiva, di fatti, la data della Pasqua era contesa. Si possono pertanto trovare date diverse: alcuni cristiani, soprattutto in Asia Minore, celebravano sempre la Pasqua in concomitanza con la Pesah ebraica il 14 del mese di nisan, indipendentemente dal giorno della settimana; per questo, sono stati chiamati quartodecimani. Altri cristiani, soprattutto in Siria e in Mesopotamia, celebravano invece la Pasqua la domenica successiva alla Pesah ebraica; a loro è stato quindi dato il nome di protopaschiti. 

In questa difficile situazione, il merito del Primo Concilio Ecumenico di Nicea tenutosi nel 325 è aver trovato una regola uniforme in base alla quale: “Tutti i fratelli e le sorelle d’Oriente che fino ad oggi hanno celebrato la Pasqua con gli ebrei, d’ora in poi celebreranno la Pasqua in accordo con i romani, con voi e con tutti noi che l’abbiamo celebrata con voi fin dai primi tempi”. Benché gli atti originari di questo Concilio non esistano più, rapporti successivi documentano che esso impartì uno slancio decisivo alla ricerca di una data comune di Pasqua tra tutte le comunità cristiane dell’impero in quel momento, stabilendo come data per la celebrazione pasquale la domenica successiva al primo plenilunio di primavera. Poiché allo stesso tempo fu deciso che la Pasqua doveva essere celebrata dopo la festa della Pesah ebraica, venne però abbandonata la data comune di Pasqua tra cristiani ed ebrei.

3. Una nuova situazione si produsse nella storia del cristianesimo nel XVI secolo con la fondamentale riforma del calendario di Papa Gregorio XIII, che introdusse il calendario gregoriano, secondo il quale la Pasqua si celebra sempre la domenica successiva al primo plenilunio di primavera. La conseguenza di questa decisione è che, da allora, le Chiese in Occidente calcolano la data di Pasqua secondo tale calendario, mentre le Chiese in Oriente continuano a celebrare la Pasqua secondo il calendario giuliano, che era usato in tutta la Chiesa prima della riforma del calendario gregoriano e sul quale si era basato anche il Concilio di Nicea del 325.

4. Nel frattempo sono state proposte e discusse varie date per una celebrazione comune della Pasqua. La soluzione più semplice sarebbe senza dubbio prendere come giorno della morte di Gesù il 7 aprile 30, in modo che la Pasqua venga sempre celebrata la seconda domenica di aprile. Il Consiglio Ecumenico delle Chiese ha proposto di celebrare la Pasqua la domenica successiva al primo plenilunio di primavera; in tal caso, la città di Gerusalemme dovrebbe essere il punto di riferimento per il calcolo del plenilunio. Un altro suggerimento degno di nota è quello del Patriarca Ecumenico Meletios IV (1921-1923), che riconosce e accoglie la precisione del calendario gregoriano e allo stesso tempo rispetta la data di Pasqua stabilita dalla Chiesa primitiva. Il calendario meleziano è quindi, almeno a prima vista, identico al calendario gregoriano, ma la data di Pasqua deve essere calcolata come se fosse ancora in vigore il calendario giuliano. 

5. La Chiesa cattolica ha commentato la questione della data della Pasqua nel Concilio Vaticano Secondo in un’appendice alla Costituzione sulla Sacra Liturgia “Sacrosanctum Concilium” adottata e promulgata nel 1963, “tenendo nel debito conto il desiderio di molti di veder assegnata la festa di Pasqua ad una determinata domenica e di adottare un calendario fisso”. Per definire un nuovo calendario vengono menzionati due criteri. In primo luogo, il Concilio si mostra disposto “a che la festa di Pasqua venga assegnata ad una determinata domenica nel calendario gregoriano”, a patto che “vi sia l’assenso di coloro che ne sono interessati, soprattutto i fratelli separati dalla comunione con la Sede apostolica”. In secondo luogo, il Concilio dichiara la propria disponibilità anche a “introdurre nella società civile un calendario perpetuo”, a condizione, ovviamente, che sia preservata e tutelata la settimana di sette giorni con la domenica.

La disponibilità a trovare una data comune della Pasqua, a condizione che tutte le Chiese cristiane siano d’accordo, esiste anche oggi. Papa Francesco si è espresso in questo senso, in varie dichiarazioni. La stessa disponibilità è stata affermata da leader di altre Chiese cristiane, tra cui il Papa Patriarca copto-ortodosso Tawadros II.

6. Il 1700° anniversario del Concilio di Nicea, che ricorre nel 2025, offre un’occasione speciale per riprendere questa tematica, tanto più che nel 2025 le Chiese in Oriente e in Occidente potranno nuovamente celebrare insieme la Pasqua nello stesso giorno, ovvero il 20 aprile. È dunque comprensibile che si sia risvegliato il desiderio di cogliere questo grande anniversario come un’opportunità per intensificare gli sforzi verso una comune Pasqua cristiana. L’anniversario del Concilio di Nicea, che ha formulato la confessione cristologica comune a tutti i cristiani, ci spinge a riflettere nuovamente anche sulla sua decisione relativa alla data di Pasqua, e a riconsiderarla nelle condizioni odierne.

Al riguardo, vorrei comunque sottolineare un’importante differenza tra la situazione attuale e l’epoca del Concilio. Nel IV secolo, l’allontanamento dall’ebraismo crebbe sempre più; anche alla luce di tale sviluppo, è quindi comprensibile che il legame temporale e successivamente anche contenutistico tra la Pasqua cristiana e la Pesah ebraica abbia potuto sciogliersi senza grossi problemi teologici. Oggi, invece, quando si cerca una data comune di Pasqua, bisogna assolutamente tener conto del legame con la Pesah ebraica. Non solo alla luce della difficile storia tra ebrei e cristiani, ma anche nella consapevolezza della centrale importanza dell’Antico Testamento nella ricca Liturgia della Parola nella celebrazione della Veglia Pasquale, sarebbe un segno negativo se le radici ebraiche della Pasqua venissero dimenticate quando oggi si affronta la questione del calendario.

7. Lo sforzo di trovare una data comune di Pasqua è un obiettivo pastorale importante, soprattutto per le coppie e per le famiglie di diverse confessioni e in vista della grande mobilità delle persone, in particolare durante le festività. Con una data comune di Pasqua, potrebbe essere espressa in modo ancora più credibile la profonda convinzione della fede cristiana che la Pasqua non è solo la festa più antica, ma anche la festa più importante della cristianità. L’importanza fondamentale della Pasqua verrebbe messa in luce da una data comune, che impartirebbe anche un nuovo slancio al cammino ecumenico verso il ripristino dell’unità della Chiesa in Oriente e in Occidente nella fede e nell’amore. 

 



Kurt Koch at #thecryforpeace:
Forum 6 - Pasqua comune: da sogno a necessità per unire il mondo
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