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Donatella Di Cesare

Sapienza Università di Roma
 biografia

Viviamo in tempi in cui una vita è considerata “una vita come un’altra” – nel senso dell’equivalenza generalizzata, e perciò della misurazione, del tornaconto, dei numeri che contano più delle persone, dei conti che devono tornare. Conviene, non conviene? È utile? Dà vantaggio, offre profitto? Nella morsa di queste relazioni quantitative, in cui è perduta la qualità umana, una vita non è più “una” nella sua unicità insostituibile. Perciò senza troppi sensi di colpa può essere lasciata cadere, consumata e dissipata, abbandonata e consegnata al bando, cioè letteralmente allontanata ed espulsa dal consesso che solo merita di essere qualificato umano.   

Basti ricordare quelle vite che ormai quasi quotidianamente vengono lasciate morire tra i flutti del mare, oppure ai confini europei. Sono vite considerate superflue, sono esseri trattati come scorie e rifiuti, di cui non si sa che fare. Possono vivere, o meglio sopravvivere, nei grandi campi per rifugiati, consegnati a un’esistenza in attesa, che non è neppure esistenza. Ma se solo dovessero tentare di muoversi, allora diventa chiaro che quelle vite sono considerate inservibili, equivalente a zero, a meno che zero, condannate in partenza.   

Ma la cesura tra le vite votate a essere immuni, indenni, e quelle che possono essere esposte e perire, non passa solo tra il dentro e il fuori del paesaggio politico, tra chi è cittadino e chi è immigrato. La cesura passa anche all’interno seguendo i meandri di una violenza diffusa – per le strade, nelle scuole, sui luoghi di lavoro, all’interno del nucleo familiare. La vita appare priva di valore – privata del senso dell’umano e del divino. Come se non avesse più nulla di sacro, come se non fosse unica, insostituibile, irripetibile. Come se uscisse da una catena di produzione che dovrebbe rimpiazzarla immediatamente dopo. Non ci si ferma più davanti alla vita di ciascuno e non si impara a fermarsi davanti al volto altrui nella sua unicità.

Unicità della vita perduta – unicità di chi salva, che è lì in quell’istante e che deve farsi carico di quella vita, ne ha la responsabilità. L’unicità dell’io sta nel fatto che nessuno può rispondere al suo posto. E questo posto privilegiato è la sua responsabilità.  Proprio la responsabilità verso l’altro è ciò che oggi manca di più, mentre domina l’in-sistenza in sé, chiusa e ottusa, sempre più povera. Perché quando si perde una vita, si perde un mondo – quel mondo dell’altro, che però è anche il mio, il nostro. Siamo sempre più poveri di altri e più poveri di mondo, condannati a quel profondo disagio che solo un po’ genericamente può essere chiamato depressione. Non c’è il senso del riscatto: dell’altro, di me, di noi, del nostro mondo.

L’io che non si sottrae all’unicità della propria chiamata, della propria responsabilità, è quello che si proietta in un mondo di pace. Non è la pace dell’equidistanza, dell’imperturbabilità, della non-aggressione che assicura a ciascuno la propria posizione, bensì la pace della relazione con l’altro. E questo vale tanto più per i soggetti politici, per quei popoli europei, chiamati a coabitare dalla lezione novecentesca della violenza e dello sterminio, che sono scivolati oggi verso un sanguinoso conflitto nazionalistico, dove decine di migliaia di vite umane vengono immolate quotidianamente. 

Perché dovremmo accettare la morte come soluzione inevitabile dei conflitti? Perché dovremmo allontanarci dalle vie della civiltà per abbracciare la mistica dell’eroismo? Una politica che non salva la vita, ma che richiede la morte, che la pretende come soluzione necessaria, è una necropolitica. 

Così vengono disegnati mondi di morte, forme di coesistenza sociale in cui violenza, sopraffazione, arroganza determinano le relazioni personali e decidono le vite dei singoli. Allora questa guerra finirebbe per diventare, in una terribile spirale, un attacco alla vita dell’intero pianeta, al ciclo alimentare, energetico, esistenziale.

 



I video dell'evento

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24 Ottobre 2022 | durata: 00

Il Video Integrale del Forum 3: Chi salva una vita salva il mondo intero

Donatella Di Cesare a  #thecryforpeace:
Forum 3 - Chi salva una vita salva il mondo intero
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