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Marco Impagliazzo

Presidente della Comunità di Sant’Egidio
 biografia

Dal mondo percorso da venti di guerra si alzano grida e invocazioni di pace. Milioni di persone esprimono, in modi diversi, una volontà: “Basta con la guerra!”. Dall’Ucraina bombardata, dalle trincee del Donbass, si alza il grido dei feriti, dei morenti, il lamento dei familiari e degli amici. Le stesse urla di dolore, le stesse implorazioni di pace, si alzano dalla Siria, dal Caucaso, dall’Afghanistan, dallo Yemen, dalla Libia, dall’Etiopia, dal Sahel, dal Nord del Mozambico, da decine di altri luoghi conosciuti o sconosciuti.

Quante grida, quante invocazioni! Chi ascolta queste voci? Chi ascolta le voci di chi non c’è più?

Il rumore e l’indifferenza sono la maniera per tacitare i vivi e i morti. Si soffocano le voci dei morti –di cui non sappiamo spesso nemmeno il reale numero-, si spegne il lamento dei feriti, dei sofferenti, degli affamati, dei profughi. I faziosi al servizio delle ragioni della guerra ci spiegano che esistono le “guerre giuste” e le “guerre sante”.
Ma noi siamo qui, perché abbiamo scelto di ascoltare il grido di tanti, fratelli e sorelle in umanità. Noi, provenienti da ogni parte del mondo, non abbiamo voluto chiudere le orecchie e inchinarci alle ragioni della guerra. Abbiamo scelto invece di ascoltare il grido di pace che sale da tutti i continenti.

Cari amici di questo pellegrinaggio di pace che dura ormai da 36 anni, dal 1986 ad Assisi, non dobbiamo reagire di più alla follia della guerra? Non è il momento in cui sprigionare di più le energie di pace racchiuse nelle nostre tradizioni religiose, capaci di aprire strade nuove? La preghiera è una via verso ciò che non si vede ancora. Si tratta di immaginare la pace in tempo di guerra! “Le religioni – ha detto Andrea Riccardi - sono organismi vivi: raccolgono gli aneliti di comunità radicate nelle terre, vicine al dolore, alla gioia e al sudore delle persone”.
In questi 36 anni il mondo è cambiato. La Guerra Fredda non c’è più (Giovanni Paolo II disse dopo l’89: “ad Assisi non abbiamo pregato invano”), l’idea dello scontro di civiltà è stata contenuta. La comprensione e l’amicizia tra i mondi religiosi sono cresciute molto, più che quelle tra le nazioni. La nostra preghiera ha cambiato narrazioni che sembravano inattaccabili, ha modificato scenari solidi come una cortina di ferro. Se le religioni ascoltano il grido di pace e uniscono la loro preghiera, la loro capacità creativa, anche questa guerra mondiale a pezzi può essere fermata.
C’è bisogno di passione e immaginazione alternativa all’attuale situazione drammaticamente bloccata, anche perché siamo sull’orlo di una catastrofe ben più grave.

Le strade di pace ci sono. Si tratta di intravederle, indicarle, aprirle, percorrerle. Sì, “in molte parti del mondo occorrono percorsi di pace che conducano a rimarginare le ferite, c'è bisogno di artigiani di pace disposti ad avviare processi di guarigione e di rinnovato incontro con ingegno e audacia”, scrive papa Francesco in Fratelli Tutti! È tempo di strade differenti.

Sapremo noi essere esploratori di un tempo nuovo? Sapremo essere i profeti di cui il mondo ha bisogno? Accettando il Nobel per la pace, Martin Luther King dichiarò: “Mi rifiuto di accettare l’idea che una nazione dopo l’altra si debba scendere a spirale nell’inferno della distruzione termonucleare. Credo che anche tra le esplosioni e i proiettili ci sia la speranza di un domani più luminoso. Credo ancora che un giorno l'umanità si inchinerà davanti agli altari di Dio e trionferà sulla guerra e sullo spargimento di sangue. ‘E il leone e l'agnello giaceranno insieme e ciascuno siederà sotto la propria vite e sotto il proprio fico e nessuno avrà più paura". Lo credo ancora!”.
E’ quello che crediamo. La strada che vogliamo costruire va verso l’edificazione di una fraternità a tutti i livelli. Per vivere la globalizzazione non si può essere né soli, né contro. Tutte le terre hanno bisogno del seme dell’incontro e del dialogo, da cui crescono gli alberi che proteggono i deboli, sfamano i poveri, curano i malati, rendono ospitale l’ambiente.

In questi 36 anni lo abbiamo capito, così come in questi tre giorni di incontri e amicizia: ci sono nuove frontiere da varcare presto sulla via della pace! La fede sposta le montagne e Dio è più grande di ogni altra cosa o potere.

Esattamente sessant’anni anni fa, il 25 ottobre 1962, Giovanni XXIII si rivolgeva a tutti i governanti, per scongiurare la crisi di Cuba, a rischio di scontro atomico: “Noi ricordiamo i gravi doveri di coloro che hanno la responsabilità del potere. E aggiungiamo: che ascoltino il grido angoscioso che, da tutti i punti della terra, dai bambini innocenti agli anziani, dalle persone, alle comunità, sale verso il cielo: Pace! Pace!”.
È lo stesso grido di oggi, che ripeteremo finché non verrà ascoltato da tutti, umili e potenti: “Pace! Pace!”.



I video dell'evento

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25 Ottobre 2022 | durata: 00

IL VIDEO INTEGRALE DELLA CERIMONIA FINALE DE "IL GRIDO DELLA PACE"

Marco Impagliazzo a #thecryforpeace:
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