16 Ottobre 2018 09:30 | Sala Banca di Bologna

Discorso di Antonij



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Antonij

Arcivescovo ortodosso, Patriarcato di Mosca
 biografia
« Non dimenticate l'ospitalità; alcuni, praticandola,
senza saperlo hanno accolto degli angeli» 
(Eb. 13, 2).
 
 
 
Il problema delle migrazioni e delle diaspore si presenta oggi in maniera piuttosto acuta dinanzi a molti paesi e comunità religiose. Numerosi conflitti e sconvolgimenti, sorti in diverse regioni del mondo, portano a un incremento significativo delle migrazioni. Alcuni, come i nostri fratelli e le nostre sorelle in Cristo del Medioriente, sono costretti a fuggire dalle persecuzioni; altri emigrano in cerca di lavoro a causa del basso tenore di vita. Tutte queste persone sono unite dal fatto di lasciare la casa natale e di essere costrette a costruire la propria vita in una nuova situazione, non di rado a loro estranea dal punto di vista sociale, culturale e religioso. Ciò genera spesso problemi e nuovi conflitti.
 
Nel mio intervento vorrei riferirmi all’esperienza della Russia e della Chiesa ortodossa russa nell’ambito delle migrazioni e dell’accoglienza ai profughi. Importanti flussi migratori provengono oggi in Russia dagli Stati confinanti di Asia, Caucaso, Ucraina e Bielorussia. È evidente che la composizione etnica e religiosa dei popoli che arrivano sia molto varia. Tuttavia alla Russia risulta possibile evitare conflitti e sostenere la pace e l’ordine sociale. Nonostante la composizione multiconfessionale della popolazione, il nostro paese non ha conosciuto guerre religiose.
 
Per molti secoli della sua storia la Russia ha assimilato in sé tradizioni culturali, linguistiche e religiose delle etnie più diverse, allo stesso tempo non tendendo mai in alcun modo alla standardizzazione delle tradizioni nazionali. Al contrario, la popolazione indigena ha cercato di prendere tutto il meglio dai nuovi arrivati. Grazie a questo, siamo riusciti a elaborare un modello di relazioni sociali che tiene conto degli interessi di tutti i rappresentanti di una comunità multiculturale. 
 
Riporto i tratti fondamentali di questo sistema. Prima di tutto, per l’edificazione di una pace solida tra le religioni e tra le nazionalità è indispensabile creare relazioni sociali tali che corrispondano alle idee dei credenti di tutte le religioni tradizionali sulla verità e la giustizia. In primo luogo, questa è la comunanza dei valori tradizionali della morale, della famiglia e del matrimonio. Una sfida comune per tutti sono diventati anche l’estremismo e il terrorismo sotto slogan religiosi.
 
Inoltre, ogni abitante di una società multiculturale e multireligiosa deve mostrare apertura verso l’altro, disponibilità a vivere pacificamente e a lavorare insieme agli altri, restando allo stesso tempo se stesso. Un fattore importante è il mutuo rispetto verso le tradizioni religiose e culturali dell’altro.
 
Qui sorge la seguente questione: le relazioni reciproche tra la maggioranza e minoranza. Nel nostro paese questo problema non esiste poiché la maggioranza ortodossa della popolazione ha un atteggiamento di rispetto verso le tradizioni dei musulmani, degli ebrei o dei buddisti. La Chiesa ortodossa russa non dimentica gli esempi di atteggiamenti verso il prossimo dati dal Signore nel Vangelo e cerca di educare i fedeli nello spirito di accoglienza allo straniero, di apertura e rispetto verso i vicini. Perciò in ogni regione della Russia si possono trovare senza fatica la chiesa, la moschea e la sinagoga situate pacificamente l’una accanto all’altra. Nel nostro paese non c’è posto per fenomeni come l’islamofobia o l’antisemitismo. Molte volte abbiamo sentito parlare di questo per bocca dei nostri partner nel dialogo religioso sia in Russia, sia all’estero.
 
Come ho già detto, noi evitiamo la standardizzazione delle tradizioni religiose e culturali delle diverse etnie. Riteniamo non lungimirante ignorare la molteplicità culturale e religiosa dei popoli del mondo. Il livellamento delle differenze esistenti e l’adattamento di tutti sotto un unico standard secolare sono condannati al fallimento. Tali tentativi forniscono ancora una volta il pretesto per attrarre le persone nelle file degli estremisti. Per l’instaurazione di una pace stabile e giusta è indispensabile utilizzare un approccio individuale che tenga conto del contesto di vita storico, culturale e politico di ogni società.
 
Un ruolo importantissimo è giocato dall’educazione religiosa e dall’istruzione. La giovane generazione è oggi particolarmente vulnerabile dinanzi alla propaganda dell’estremismo. Perciò difendiamo senza interruzione la necessità di studiare i fondamenti delle religioni tradizionali della Russia sia sui banchi di scuola sia negli istituti di istruzione superiore. Non molto tempo fa è stata creata l’associazione di istruzione scientifica teologica alla quale hanno aderito i principali istituti di istruzione superiore della Russia. Questa struttura si espande continuamente grazie alla partecipazione attiva di nuovi membri.
 
I fondamenti illustrati si realizzano a diversi livelli. Ad esempio, per il dialogo a livello di leader delle religioni tradizionali nel nostro paese è attivo il Consiglio interreligioso della Russia, che già da 20 anni raccoglie regolarmente i responsabili delle comunità cristiane, musulmane, ebraiche e buddiste. Il santissimo patriarca di Mosca e di tutte le Russie Kirill è il presidente onorario del Consiglio. I principali princìpi di cooperazione delle religioni tradizionali all’interno del Consiglio sono la rinuncia a discussioni di tipo dottrinale, la costruzione della pace, l’elaborazione di posizioni comuni sugli attuali problemi sociali. Come mostra la pratica di cooperazione in atto, il giudizio morale di molti fenomeni sociali da parte dei rappresentanti delle diverse religioni risulta spesso molto simile, il che consente ai membri del Consiglio di intervenire da una posizione solida, di condurre con lo Stato un dialogo comune, di reazione a eventi di risonanza, di contribuire al rafforzamento del ruolo dei valori tradizionali nella vita della società. Proprio il Consiglio interreligioso della Russia ha giocato un ruolo cruciale nel riconoscimento da parte dello Stato russo della teologia come settore rispondente a tutti i requisiti scientifici.
 
Il Consiglio interreligioso della Russia ha fatto dichiarazioni su temi di attualità quali la concezione tradizionale della famiglia in qualità di unione tra un uomo e una donna, l’opposizione all’aborto, la limitazione del business del gioco d’azzardo, il problema della tossicodipendenza, l’estremismo e il terrorismo sotto slogan religiosi, la fomentazione di contrasti su base etno-confessionale, la concezione della libertà e dei diritti umani, l’offesa dei sentimenti dei credenti, lo sviluppo dell’istruzione teologica, le migrazioni, e così via.
 
È importante notare che la Chiesa ortodossa russa, da parte sua, collabora in tutti i modi all’adattamento dei migranti, in particolare partecipa all’organizzazione di corsi d’istruzione e alla redazione di materiali didattici che facciano conoscere ai nuovi arrivati le tradizioni spirituali e culturali del nostro paese.
 
Insieme a questo non dimentichiamo che è indispensabile creare le condizioni per una vita pacifica e sicura dei profughi nei loro luoghi di provenienza. Allora essi potranno tornare alla propria casa, dai propri cari, nei luoghi di sepoltura dei propri antenati. Da questa posizione la Chiesa ortodossa russa interviene nelle arene internazionali e nei dialoghi bilaterali. Insieme allo Stato e alle altre confessioni la Chiesa cerca di sostenere i sofferenti anche dal punto di vista materiale. Ad esempio, a febbraio di quest’anno con le forze del gruppo di lavoro costituito con la benedizione del santissimo patriarca Kirill sono state consegnate in Siria e Libano 77 tonnellate di aiuti umanitari. È stata un’azione senza precedenti per la sua portata. Gli aiuti sono stati distribuiti indipendentemente dalla confessione religiosa.
 
Al termine del mio intervento vorrei dire che gli attuali problemi delle migrazioni e delle diaspore sono pienamente risolvibili a condizione di un approccio ad essi integrale, equo ed equilibrato. Nel nostro paese e nella nostra Chiesa si è accumulata una ricca esperienza di edificazione di una comunità coesa nella molteplicità di culture, religioni e nazioni. Siamo pronti a condividere questa esperienza con tutti.
 
Grazie per l’attenzione!